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Benvenuto Tisi 1497: evento e racconto MuViG

Giovedì, 21 Dicembre, 2017
Benvenuto Tisi 1497: evento e racconto MuViG

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Evelin Crepaldi ha scritto una bellissima storia: Benvenuto Tisi 1497
E’ stata pubblicata parzialmente su Via Vai dei Piccoli e costituisce il fulcro del prossimo evento MuViG che si svolgerà il 30 dicembre alla ore 16. Non perdetelo, aprirete con Evelin la cartella di Benvenuto ed inizierà una magica avventura! (cedi@turismocultura.it 042521530)

Con un gesto tremante sollevò il lembo di quella delicata cartella. Una nuvola di polvere si alzò a prudergli le narici e a ricordargli il profumo della carta di un tempo. Dentro, i suoi primi disegni, gli ostinati tentativi di un uomo che fin dalla giovane età, aveva scelto la sua strada. “Benvenuto Tisi – 1497”, scritto con fare ancora immaturo, si trovava a chiare lettere sulla copertina. Quanto tempo lo separava da quei momenti, quando disegnare notte e giorno, era stata la via per dire a gran voce che null’altro avrebbe voluto fare nella sua vita fuorché il pittore.
Mentre la mano accarezzava la carte estrose, prepotente rimbombava nella sua testa il ricordo della voce del padre: “ Pittore? Che lavoro è mai questo? Un uomo di lettere sarà mio figlio!” La sentiva provenire dalla stanza attigua ogni volta che il suo coraggio osava opporsi al genitore. Nell’udire quell’ingiusta sentenza, le setole del pennello si schiacciavano forte sulla tela, una vampata di calore guidava la stretta della sua mano fino a far scricchiolare il pennello. Benvenuto era un giovane mite e di buon cuore, ma presto le pretese del padre si sarebbero dovute piegare alla volontà di quel figlio testardo. “Padre, s’io non potrò mai esser pittore in questa casa, sotto il tetto che ogni notte dona conforto alla mia mano stanca, sarò pittore altrove!” Aveva visto per la prima volta il terrore negli occhi dell’uomo che lo aveva generato.
Il 1497 fu così, l’anno in cui in una uggiosa mattinata d’inverno, Benvenuto, entrò nella bottega di Boccaccio Boccaccino maestro di pittura giunto a Ferrara, per apprendere i segreti dell’arte pittorica. A guidarlo poi, lungo quel difficile quanto appagante percorso, altri grandi nomi quali Lorenzo Costa, Giorgione, Dosso Dossi, Raffaello, Tiziano e Giulio Romano.
Ricordava con affetto e orgoglio quel momenti, ora che era divenuto apprezzatissimo pittore alla corte Estense.
La sua mano si fermò sopra uno schizzo che senza chieder permesso gli strinse il cuore.
Era il Natale di tanti anni prima e Benvenuto l’aveva trascorso abbozzando un piccolo bambinello accovacciato ai piedi di una premurosa Vergine e un barbuto San Giuseppe. Era nella casa di Garofalo, aldilà del Po, quando lo aveva realizzato. Concentrandosi poteva ancora udire il grattare del carbone sulla carta mentre disegnava quei profili sereni. Sguardi rapidi fuori dalla finestra, rivelavano lunghe file di vigne a riposo addentrarsi nella nebbia invernale all’orizzonte.
Ora, la mano sicura dell’esperienza decideva d’improvviso di omaggiare la sua infanzia. Pennellate veloci, sicure, abbozzavano le quinte di quella preziosa scena, emulando tutti i maestri incontrati lungo il cammino. Il pennello accarezzava leggero la tela descrivendo monti turchesi e piccoli borghi. Vaporosi gli effetti, ringraziamento al grande Giorgione e nitidi i tetti di nordiche casupole, ricordo del tedesco Durer. Il pennello correva a destra e sinistra e via via verso il basso indugiava sempre più e poi via di nuovo sugli stracci a riposare, lasciava posto al suo compagno più sottile degno dei dettagli più minuziosi. Un delicato rosa a più riprese emergeva dal marrone delle terre a modellare i corpi dei protagonisti, pose solenni, le stesse dell’abilissimo Raffaello.
Il giorno seguente atteso con ansia l’asciugar dell’olio, odorò la tela che profumava di colore e fedele ai modellini in argilla che svettavano sul tavolo colpiti dalla luce del flebile sole mattutino, cominciò ad abbozzare le vesti. Chiari e scuri si insinuavano tra le pieghe del manto della vergine, polvere blu e rossa, i sui colori prediletti, attendeva sulla tavolozza di divenir stoffa.
Lenta e faticosa la pittura ad olio, come lo era stata la sua vita in salita, fino a giungere al cospetto del grande Duca. L’orgoglio per il presente affondava le sue radici in un passato colmo di ricordi. “Benvenuto Tisi”…firmavano le setole sulla trama di stoffa intelaiata…”da Garofalo”, proseguiva fiero il pittore. Il pennello rubava un ultimo tocco di rosso alla tavolozza. Un piccolo garofano dipinto ricordava per sempre il suo amato paese.
“Toc..Toc..” bussarono le nocche del pittore.
“Avanti” tuonò il Duca.
“Il mio dipinto Duca..è giunto a termine!”